La guerra delle donne

La guerra delle donne

La parola guerra mi è sempre sembrata molto lontana, qualcosa da leggere sui libri di scuola, da sapere, ma nulla più. Improvvisamente, dal 24 febbraio di questo anno, è divenuta una cosa tangibile, vicina, terrificante.

Tutti i media hanno iniziato a parlare dei possibili risvolti politici ed economici, degli attacchi, delle controffensive, delle strategie militari. Le battaglie, gli assassini, i tradimenti, gli eroismi e gli ultimatum in pochi giorni sono divenuti esperienze quotidiane. D’altronde quando si parla di guerre, sia moderne che antiche, l’attenzione si sofferma su quella che Baricco definisce “orgogliosa barbarie“, cioè la tendenza a raccontare soprattutto l’irrimediabile emozione insita nell’esperienza stessa della guerra. I temi a cui si riferisce lo scrittore sono il coraggio, la forza, il fascino delle armi e l’estetica dei movimenti degli eserciti.

Se analizziamo come venne descritta ad esempio la madre delle battaglie, l’Iliade, emerge un tratto guerriero e maschile. Il poema, infatti, canta la bellezza della guerra e lo fa con una forza ed una passione memorabili. Durante il combattimento gli eroi si ricordano per il loro splendore, morale e fisico, gli animali sono bellissimi e la natura è solenne, anche se fa da cornice ad un massacro.

Meno di vent’anni fa Baricco, con una certa lungimiranza, scriveva:

Oggi la pace è poco più di una convenienza politica: non è certo un sistema di pensiero e un modo di sentire veramente diffusi. Si considera la guerra un male da evitare, certo, ma si è ben lontani da considerarla un male assoluto: alla prima occasione, foderata di begli ideali, scendere in battaglia ridiventa velocemente un’opzione realizzabile. La si sceglie, a volte, perfino con una certa fierezza.

Omero, Iliade di A. Baricco

Nel poema omerico l’aspetto che è più nascosto è quello femminile. Alle donne, infatti, è riservata la riflessione, la saggezza ed il desiderio di pace.

Tutto ciò è concentrato nel VI libro, che descrive tre donne diverse ma che pronunciano la stessa supplica allo stesso uomo, Ettore. L’eroe infatti al rientro in città incontra la madre Ecabe, la cognata Elena e sua moglie Andromaca, tutte tre con toni e motivazioni differenti lo pregano a non tornare in battaglia e rimanere dentro le mura sicure.

Natalie Haynes ci pone davanti una spiegazione a questa contrapposizione fra visione maschile e femminile della guerra. La guerra è fatta dagli uomini, ma le conseguenze spesso le piangono le donne.

Guerra delle donne violenze in Ucraina
Credit foto huffingtonpost

In “Il canto di Calliope” la Haynes ci racconta l’Iliade da un punto femminile. Lei stessa ha affermato che per scrivere il libro ha dovuto fare affidamento a diverse tragedie greche e non all’opera di Omero, in quanto la storia dei personaggi femminili, come dicevamo, segue gli effetti della battaglia.

Durante i combattimenti le donne spesso vengono messe da parte, si parla di loro solo successivamente. Gli uomini muoiono sul campo di battaglia, massacrati per il volere di qualcuno, ma ricordati in un futuro come eroi che hanno difeso la patria.

Le donne vengono fatte schiave, abbandonate, torturate, uccise, stuprate, vendute, ma di loro poco si ricorda o si sa. Non vengono definite eroine, eppure anche loro partecipano alla guerra, una guerra silente ma altrettanto barbara, ecco la guerra delle donne.

Guerra delle donne violenze in Ucraina
Credit foto reuters

Ieri come oggi purtroppo questo tema è sempre valido. Qualche giorno fa la controffensiva ucraina ha liberato diverse zone, fra cui la città di Kupyansk. La giornalista Cecilia Sala si è recata lì e ha intervistato alcune donne chiedendo come i russi si sono comportati con loro. I soldati di Putin, tutti uomini, sono stati padroni della città dal 27 febbraio fino a inizio settembre, quasi 7 mesi. Le ragazze più giovani, ventenni, hanno spiegato come i soldati erano spesso ubriachi e come alcuni di loro si erano “scelti una fidanzata” fra le ragazze della città e come le avessero stuprate.

Il ministero della Difesa ucraino ha riferito che a Mariupol una donna è stata violentata per sei giorni davanti a suo figlio di cinque anni, ed è morta per le ferite riportate. «Questo non è un film dell’orrore. Stupro, violenza, omicidio: questo è ciò che significa il mondo russo», si legge nel post pubblicato sui social dal ministero della Difesa ucraino. 

Lo stupro in guerra è stato utilizzato come una vera e propria arma. È accaduto in Bosnia nel 1992, in Ruanda nel 1994 e sta accadendo oggi in Ucraina, nonostante sia stato condannato dalle convenzioni di Ginevra come crimine contro l’umanità e crimini di guerra.

Le donne in guerra diventano spesso «un bottino» da rubare al nemico, un qualcosa in più da conquistare.

Guerra delle donne violenze in Ucraina
Manifestazione contro gli stupri in Ucraina. Credit foto Carsten Koall/dpa

Lo abbiamo visto in diversi scenari di guerra come in Siria, Yemen, Birmania, Nigeria, Somalia, Congo, lo vediamo oggi in Ucraina e lo abbiamo visto di recente in Afghanistan. Proprio in quest’ultimo paese il ritorno del regime talebano ha schiacciato ancora una volta le donne, costrette a matrimoni forzati, relegate alla vita dentro casa, lontane dallo sport, dalla musica, dal lavoro, lontane dalla scuola, ancora vietata per le ragazze delle scuole medie e superiori. 

La guerra delle donne, purtroppo, non finisce abbandonando il proprio paese. Purtroppo le donne ucraine in fuga da sole sono vittime di offerte di alloggi gratis o lavoro in cambio di favori sessuali o annunci su Tinder, succede in Polonia, in Romania anche in Italia. Basta entrare in uno dei numerosi gruppi nati sui social network per offrire aiuto alla popolazione ucraina e notare che gli annunci pericolosi ci sono. Lo hanno denunciato le organizzazioni presenti lungo i confini ucraini e lo segnalano diverse realtà anche in Italia. È così che la guerra e i conflitti colpiscono le donne, rendendole ancora più vulnerabili.

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