La moda cambia

La moda cambia

Stiamo vivendo una pagina di storia, una pandemia a cui non eravamo preparati, che sta rivoluzionando in poco tempo il mondo in cui viviamo. Negli ultimi giorni, mentre sono nate numerose gare di solidarietà fatte di donazioni e innumerevoli iniziative a sostegno di ospedali e personale medico, dall’altro lato tante aziende impegnate nelle produzioni considerate non strategiche si sono attivate per dare il proprio contributo.

Il mondo industriale ha saputo reinventarsi per fronteggiare insieme l’emergenza Covid-19. Non accadeva dalla Seconda Guerra Mondiale che le fabbriche riconvertissero il proprio ciclo produttivo per sostenere lo Stato e la popolazione. Del resto, se ci riflettiamo bene, la battaglia contro il Coronavirus ha le sembianze e le caratteristiche di una guerra vera e propria: si parla di trincea negli ospedali e di coprifuoco nelle case, mentre alla sera si attende con ansia e paura il bollettino della Protezione civile con il numero di morti e di contagiati aggiornato.

In questo periodo molte aziende nel settore della moda e del tessile, ad esempio, si sono adoperate per la realizzazione di mascherine e camici, sfruttando soprattutto le quantità di Tnt, tessuto-non-tessuto, presente in magazzino o ordinato tramite i fornitori.

Così si sono attivate da nord a sud piccole, medie e grandi imprese: dalla pelletteria del Consorzio cuoio di Toscana ai lustrini e all’organza di Ermanno Scervino si è passati alle mascherine. Rispondendo all’invito esplicito lanciato da Confindustria Moda, sarte e tecnici del cucito hanno messo in campo le proprie competenze al servizio della salute, confermando la peculiarità tipicamente italiana del sapersi reinventare. Tra i grandi nomi ci sono: Prada, che nell’unico polo attivo nei pressi di Perugia ha avviato mercoledì 18 marzo la produzione di 80.000 camici e 110.000 mascherine da destinare al personale sanitario della regione Toscana, Gucci, che ha deciso di donare 1.100.000 mascherine e 55.000 camici e, infine Giorgio Armani, che ha convertito tutti gli stabilimenti produttivi italiani per realizzare camici monouso per gli addetti ai lavori.

Il Gruppo Calzedonia ha incentrato la lavorazione di mascherine e camici nei poli di Avio, in provincia di Trento, e di Gissi, in provincia di Chieti, e negli stabilimenti croati. Mentre dal fast fashion l’aiuto arriva in Spagna dal colosso Inditex, gruppo a cui fanno riferimento anche Zara e Mango, e H&M Group che ha già iniziato a preparare la produzione di dispositivi di protezione individuale per gli operatori sanitari.

In un’epoca in cui i confini sono tornati a delineare spazi e luoghi, tra isolamento e protezione, la solidarietà delle persone, la condivisione di idee e l’ingegno non conoscono ancora limitazioni, e tutte le aziende impegnate nella riconversione dei propri cicli produttivi ne sono una grande prova.

4 thoughts on “La moda cambia

  1. Sempre più convinta e fiera di come il linguaggio della moda non solo esprima il contesto che si vive, ma proponga anche delle soluzioni e non soltanto idealmente.

  2. Ho sempre pensato che le persone più interessanti che ho incontrato nella vita sono quelle che non sono mai rimaste uguali a loro stesse. La vita cambia, trasforma e ci trasforma e con lei noi. Bellissimo vedere come le aziende si siano riuscite a reinventare così in fretta, mantenendo l’essenza dei loro marchi.

  3. Spero che si tratti di una moda passeggera, vorrebbe dire che siamo fuori pericolo. In ogni modo ho comprato un set di mascherine lavabili da una cooperativa italiana e ne sono molto soddisfatta!

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