Ridefinire un mondo a distanza

Ridefinire un mondo a distanza

Da ieri è iniziata la fase 2, l’Italia sta ripartendo e già si cerca di immaginare come sarà il prossimo futuro, quali cambiamenti rimarranno come piccole abitudini radicate? Quali comportamenti torneranno a far parte della nostra quotidianità? Come ridefinire un mondo a distanza?

Siamo tutti in attesa di poter riprendere le nostre vite dal punto in cui le abbiamo lasciate, interrotte improvvisamente dalla quarantena collettiva. Non vediamo l’ora di rincontrare i nostri amici per un aperitivo, una cena, una birra o semplicemente per un caffè al bar; andare fuori città i weekend godendoci le belle giornate o semplicemente rivedere le strade che si animano e la città che torna a vivere.

Qualche settimana fa ci siamo focalizzati su cosa vuol dire abitare e riscoprire gli spazi all’interno della propria casa, obbligati a rimanere per così tanto tempo all’interno dei nostri ambienti. Oggi queste mura e queste stanze, che ci accolgono da circa due mesi, ci sono familiari, ciò che invece è divenuto estraneo e sconosciuto è lo spazio esterno.

La convivialità che ricordiamo, ad esempio, è molto diversa da quella che ci aspetterà. Questa distanza di cui tanto si sente parlare – distanza tra noi e l’altro, distanza nel luogo di lavoro, distanza persino al tavolo di un ristorante – è veramente difficile da immaginare. Come faremo nelle prossime settimane a comprendere come ridefinire un mondo a distanza?

Il solo termine “distanza” non piace, è percepito come qualcosa di negativo, bisogna allora ri-pensare a questo metro come a un qualcosa da progettare, uno spazio possibile in cui far accadere cose, reali o virtuali. La distanza diventa il terzo incomodo da portarci dietro, con cui fare i conti ma con cui ri-creare il proseguo delle nostre vite.

La distanza diventa il nuovo foglio bianco dove progettare qualcosa di bello e di positivo, grazie all’aiuto dei designer, che attraverso la loro creatività possono ridisegnare questo mondo a distanza.

Per questo motivo Cristina Tajani, Assessore alle politiche per il lavoro, commercio e risorse umane del comune di Milano, in un post su Facebook pubblicato sabato 2 maggio 2020 ha scritto: “In queste settimane tanti professionisti e aziende si sono offerti di mettere a disposizione della città le proprie competenze per affrontare insieme l’emergenza. Per raccogliere questa disponibilità, nella giunta di giovedì, abbiamo deciso di avviare una consultazione pubblica rivolta a progettisti, designer, architetti e finalizzata alla creazione di un albo di idee:

dai distanziatori alla segnaletica verticale e orizzontale per gestire gli accessi, passando per nuovi arredi e soluzioni innovative che ottimizzino lo spazio di dehors e il layout di botteghe, negozi, pubblici esercizi e mercati coperti garantendo il distanziamento, senza rinunciare alla convivialità”.

“Mai come ora – dichiara Tajani in un comunicato stampa diramato dal Comune – abbiamo bisogno della fantasia e dell’immaginazione di designer, architetti e creativi per individuare soluzioni capaci di conciliare la sicurezza e il distanziamento sociale con i bisogni di socialità e convivialità delle persone e della fruizione di negozi e servizi(…).

I progetti e le proposte, in linea con le prescrizioni ministeriali e regionali attuali e future in materia di contenimento del Covid-19, potranno essere presentati da società, associazioni, fondazioni, liberi professionisti e altre istituzioni nonché soggetti sia di carattere pubblico che privato.

Non è previsto un limite temporale entro cui presentare le proposte, l’invito rimarrà aperto per tutta la durata dell’emergenza. I progetti verranno periodicamente valutati, discussi e inseriti all’interno di un catalogo virtuale consultabile gratuitamente da commercianti e operatori interessati direttamente sui canali istituzionali dell’Amministrazione”. Nei prossimi giorni l’avviso sarà pubblicato sul sito del Comune di Milano, intanto, invita Tajani, “cominciate a pensarci!”

La domanda da porsi allora è: “sarà il design a risolvere i nostri problemi?” Forse è arrivato il momento per ridefinire il ruolo del design nelle nostre vite, nella quotidianità, ricominciando a considerarlo come un buon modo per trovare una nuova visione condivisa di benessere. Quindi, è necessario in questo periodo compiere “uno scarto nell’immaginario”.

tools for after tv colorata riderinire il mondo a distanza

In quest’ottica si pone l’iniziativa di Tools For After, un laboratorio collettivo e una call to action rivolta a designer, architetti e altri creativi per immaginare gli scenari del futuro, incoraggiando la ricerca di idee e soluzioni, anche utopiche, per questo nuovo mondo, al fine di costruire un manuale di sopravvivenza.

Per lanciare il progetto esperti da tutto il mondo hanno dato vita, in pieno lockdown, a varie tavole rotonde virtuali tenutesi dal 21 al 26 aprile, durante quella che hanno chiamato Anthropocene Design Week: “una settimana – si legge nella presentazione – dedicata a Design e Antropocene voluta simbolicamente nelle date in cui proprio uno degli eventi legati all’Antropocene (l’epidemia) ha fatto svanire il Salone del Mobile di Milano, svegliando di colpo il settore”.

“L’immaginario è cambiato perché è cambiato il mondo – si legge ancora – l’Antropocene è entrato a gamba tesa anche nel sistema design sconvolgendo equilibri e lasciando un grande spazio bianco in cui restano solo domande. Quali saranno gli strumenti per il dopo? Cosa è utile progettare ai tempi dell’Antropocene?”.

Fino al 30 giugno ognuno – designer, architetto, scrittore, musicista, videomaker, artista o semplice sognatore – è chiamato ad immaginare una mappa degli scenari che ci aspettano e dei paesaggi probabili ed improbabili, e mandare il tutto alla mail di Tools For After per costruire una “mappa dell’Antropocene collettiva”.

Ecco come affrontare la fase 2 di questa pandemia: creatività, immaginazione e positivismo per ridefinire insieme un mondo a distanza!

12 thoughts on “Ridefinire un mondo a distanza

  1. Molto interessante questo articolo! Sarà sicuramente difficile adattarsi alle disposizioni e mantenere quella distanza di cui tanto si parla. Sarà difficile per noi, ma anche per gli spazi che siamo abituati ad usare e a vedere in un certo modo.
    Comunque non sai quanto mi manca fare aperitivo con i miei amici in bar pieni di persone, dove a malapena c’è lo spazio per muoversi, una cosa che fino a 2 mesi odiavo ahahah

  2. Un articolo veramente interessante, sarà difficile rispettare le regole, Ma cercando di rimanere positivi ne usciremo presto

  3. Un articolo utile
    Si vedrà come andranno le cose ma bisognerà stare attenti e gestire al meglio la situazione

  4. Cerchiamo di non perdere l’ occasione di riguadagnare spazio vitale… Tavoli dei bar sempre più vicini, ombrelloni appiccicati, autobus pieni come sardine… Speriamo siano solo un ricordo in favore non di un distanziamento sociale negativo ma di una vita più “larga”

  5. Davvero interessante spostare il focus sull’immaginazione. Affidarci alla creatività per sostenere le distanze e quasi inventare una nuova normalità.

  6. Devo innanzitutto farti i complimenti per il tuo blog, è davvero fatto bene, ordinato pulito, si la fase due è iniziata ma ancora con tante paure e incertezze, qui per esempio si incontrano persone girare per il paese senza protezione e sono in pochi quelli che rispettano le regole, i commercianti si sono attrezzati tutti con le dovute precauzioni ma sono i consumatori a preoccuparmi, perchè per cinque che indossano maschere e guanti ce ne sono altri 10 che non lo fanno, e molti temono di tornare peggio della fase uno. Detto questo speriamo che tutto questo passi in fretta

  7. Guarda ho un’enoteca che dovremmo riaprire settimana prossima e sono giusto alle prese con queste problematiche. Purtroppo entrare in locali semi vuoti per la maggioranza delle persone non è piacevole, per quanto mi riguarda nemmeno troppo affollati. E infatti il mio locale ha la zona posti a sedere dove i tavoli son ben distanziati anche prima della odierna situazione, ma ovviamente ora abbiamo ridotto le sedute. Oltre a questo far rispettare le regole non è facile, lo abbiamo sperimentato all’inizio di questa pandemia, poi abbiamo chiuso prima dell’obbligo proprio perché era difficile e ci tenevamo alla nostra salute e al nostro lavoro. Adesso ci riproviamo e teniamo duro e per quanto ci riguarda faremo rispettare le norme, altrimenti da questa situazione non usciamo più. Mi auguro che la gente capisca altrimenti non resta che allontanarli.

  8. Secondo me in questa fase storica il design universale avrà finalmente il suo ingresso anche nel design di massa in Italia. Potrebbe essere davvero una grande occasione per il design accessibile!

  9. Mah, io credo che alla fine cambieranno molte cose, ma anche molte torneranno alla normalità poco alla volta, quando si affievolirà la paura e si ragionerà più con la testa

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